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1. La ricerca biomedica e le pratiche di cura

I ricercatori di PaSTIS sono interessanti all’analisi delle trasformazioni della ricerca biomedica, con particolare attenzione alla relazione fra le pratiche di cura e i processi d’innovazione in ambito medico-sanitario. Tali trasformazioni rappresentano, infatti, un tema di centrale importanza per comprendere l’evoluzione del rapporto fra scienza, medicina e società. L’approccio adottato riconosce il lavoro biomedico e clinico come il risultato di una rete di attori sempre più ampia e articolata, un contesto in cui medici, scienziati e pazienti interagiscono per sviluppare nuove tecnologie diagnostiche e protocolli terapeutici. I progetti di ricerca realizzati da PaSTIS in questo ambito si focalizzano – tanto sul piano teorico, quanto sul piano empirico – sul ruolo delle conoscenze, dei dispositivi tecnologici e dei percorsi di cura, analizzando tanto i setting clinici quanto i  laboratori scientifici.

Questa area di ricerca si sviluppa principalmente lungo tre dimensioni:

1.1 – Ricerca traslazionale: analisi dei processi sociali e scientifici alla base della cooperazione fra laboratori di ricerca biomedica e reparti ospedalieri allo scopo di individuare percorsi terapeutici innovativi e di sviluppare nuovi farmaci;

1.2 - Big data e ricerca biomedica: studio della trasformazione delle pratiche biomediche in relazione alla crescente pervasività di tecnologie informatiche, che offrono fra l’altro la possibilità di generare e di analizzare grandi quantità di dati a carattere genetico ed epidemiologico. Particolare attenzione viene dedicata all’affermazione di nuove professionalità del settore, come i bio-statistici e i bio-informatici;

1.3 – Medicina personalizzata: analisi della progressiva affermazione di attività di ricerca e di protocolli terapeutici sulla base del profilo genetico dei pazienti, con uno specifico approfondimento delle problematiche relative alla gestione del corpo del paziente e alle sue relazioni con i medici.


PUBBLICAZIONI PIU’ RECENTI

1. 2016 CRABU S., Translational biomedicine in action: Constructing biomarkers across laboratory and benchside. In “Social Theory & Health”, advance online publication, January 6, 2016; doi:10.1057/sth.2015.35.

2. 2014 – NERESINI, F. e Viteritti, A. From Bench to Bed, Back and Beyond: The Four Bs of Biomedical Research. In “Tecnoscienza: Italian Journal of Science & Technology Studies”, 5(1), 5-10.

3. 2014 – CRABU, S. Nanomedicine in the Making. Expectations, Scientific Narrations and Materiality, in  “Tecnoscienza: Italian Journal of Science & Technology Studies”, 5(1), 43-66.

4. 2014 – CRABU, S. Allineare umani, tecnologie e saperi: il lavoro infrastrutturante negli ambienti tecnologicamente densi, in “Studi Orgnanizzativi” 2014/1, pp. 50-72

5. 2013 – Casati S., Crabu S., Lavitrano M. and Turrini M., HeLa. Reconstructing an Immortal Bio, in “Tecnoscienza: Italian Journal of Science & Technology Studies”, vol. 3, n. 2, pp. 147-161.

6. 2012 – LORENZET A. e TURRINI M. (2012) Rischio, cittadinanza e salute tra donazione di sangue e xenotrapianti in F. Neresini and G. Pellegrini (a cura di), Annuario scienza e società 2012, Bologna, il Mulino.

7. 2011 NERESINI, F. Social aspects of biobanking: Citizenship, health and body reconfigurations in Lenk C., Sándor J. and Gordijn B. (eds) Biobanks and Tissue Research: The Public, the Patient and the Regulation, Springer, Dordrecht, pp.65-78.


PRINCIPALI PROGETTI DI RICERCA:

- Dalla molecola al paziente. I processi di  biomedicalizzazione nella società della  conoscenza (2011-2013, ricerca di dottorato).

Responsabile: Stefano Crabu
Direttore Scientifico: Federico Neresini

In relazione al ruolo centrale assunto dal rapporto fra scienza e tecnologia nella società contemporanea, risulta di particolare rilevanza affrontare la problematica derivante dalla relazione tra tecnologie e conoscenza, esplorando le recenti intersezioni fra ricerca biomedica e pratica clinica. La ricerca in oggetto si dipanerà all’interno di specifici setting biomedici in cui ha luogo una particolare metodologia di ricerca biomedica, nota come traslational research. La traslational research si caratterizza per la possibilità di un rapido trasferimento alla fase clinico-terapeutica delle conoscenze emerse attraverso la ricerca di base. Inoltre, le applicazioni cliniche possono a loro volta costituire un importante stimolo alla ricerca stessa. Pertanto, sulla base di questo innovativo processo di contiguità fra due ambiti tradizionalmente distinti, appare rilevante interrogarsi sulle modalità mediante le quali il sapere biomedico emergente dal laboratorio e le pratiche clinico-terapeutiche si riconfigurano contestualmente. La ricerca empirica sarà condotta attraverso tre studi di caso. La metodologia per la realizzazione dei tre studi di caso sarà l’approccio etnografico, in modo particolare attraverso l’osservazione etnografica, affiancata da interviste in profondità e dall’analisi documentaria.

- Media, disturbi alimentari e immagine corporea (2010-2012).
Responsabile: Claudio Riva

La ricerca si propone di definire e analizzare le narrazioni mediali dei disturbi alimentari, intesi come ambiti entro cui raccogliere saperi che modellano consapevolezze differenti, di sé e della patologia, e che definiscono un insieme di schemi, comportamenti e identità possibili. Dalla quotidianità spettacolarizzata e drammatizzata della cronaca giornalistica o dei diari autobiografici di malate più o meno celebri, passando attraverso l’uso stereotipato di corpi magri o con i segni dell’autolesionismo come esemplificazioni adottate per trattare di anoressia, bulimia o binge, fino ad arrivare alle discussioni che avvengono in uno studio televisivo o nello spazio privato di un blog pro-Ana o pro-Mia, emergono storie e personaggi mediali che diventano essi stessi modelli con cui comparare e condividere l’esperienza di malattia.

 - Incertezza e ordine nelle metodiche del laboratorio di citogenetica prenatale (2006-2008).
Responsabile: Mauro Turrini

La ricerca muove dall’intenzione di affrontare empiricamente la tendenza secolare tipica della medicina moderna a inglobare saperi e strumenti aventi una genealogia scientifica, rivolgendosi a un caso studio specifico: l’applicazione clinica degli strumenti della scienza genetica e, più specificatamente, delle tecniche di analisi citogenetica. Sono percorse due piste di ricerca principali. In primo luogo, si intende valutare l’influenza del «significato clinico» nel lavoro prettamente scientifico di laboratorio attraverso una comparazione dei diversi ambiti in cui la citogenetica trova applicazione: la medicina prenatale, costituzionale e l’oncoematologia. In secondo luogo, si restringe l’obiettivo di indagine sulla diagnosi prenatale, una branca che, essendo originata e sviluppatasi nel solco della confluenza dello studio biologico della fisiologia umana e quello medico della patologia, è paradigmatica della cosiddetta geneticizzazione della medicina o medicalizzazione della genetica. A partire dall’impatto del referto di laboratorio nel processo diagnostico più complessivo, l’obiettivo è valutare le strategie organizzative che gestiscono un processo decisionale medico in cui il ruolo del laboratorio non è meramente ancillare, bensì una parte integrante del lavoro più propriamente clinico svolto sia dal ginecologo, nelle fasi di prelievo e comunicazione, sia, nei casi più controversi, dal genetista.

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